Questi sviluppi creano opportunità potenziali nei titoli azionari europei. Le società a piccola e media capitalizzazione sembrano ben posizionate: hanno registrato un ritardo rispetto alle società a grande capitalizzazione per diversi anni, sono scambiate con sconti di valutazione pluriennali e generano circa due terzi dei loro ricavi sul mercato interno[6], il che le rende meno esposte ai dazi statunitensi e agli shock esterni.
Questo orientamento verso il mercato interno significa che potrebbero trarre vantaggio dal miglioramento della domanda europea, dagli investimenti nelle infrastrutture e da una politica monetaria più accomodante. Le società industriali sono sostenute dalla spesa per la modernizzazione della rete elettrica, l'elettrificazione e i beni strumentali basati sull'intelligenza artificiale, mentre la difesa rimane un tema centrale grazie alla maggiore prevedibilità degli appalti e della capacità produttiva. Anche il settore finanziario, in particolare le banche europee, si distingue.
Una curva dei rendimenti più ripida sostiene i margini di interesse netti e le banche entrano nel 2026 con solide riserve di capitale, criteri di concessione dei prestiti rigorosi e valutazioni che, a nostro avviso, rimangono interessanti[6].